Appunti di psicologia sullo sviluppo della memoria

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Psicologia dell'uomo

*Appunti di psicologia sullo sviluppo della memoria mandatici via mail

SVILUPPO DELLA MEMORIA
MEMORIA
La memoria, è la capacità di ricordare le informazioni a breve o lungo termine è una funzione fondamentale della vita quotidiana.
Memoria a breve termine: ad esempio ricordare un numero telefonico appena sentito.
Memoria a lungo termine: ricordare un numero di telefono familiare senza la necessità di leggerlo nella rubrica.
La memoria è un processo unitario costituito da molteplici processi.
Degli studi misero in luce che la memoria a breve termine è limitata.
Nel 1956 Miller pubblico il famoso lavoro sul “ Magico numero 7”, in cui si dimostra che nel magazzino di memoria è possibile mantenere 7 unità di informazioni.
Modello di Atkinson e Shiffrin:
il modello è costituito da 3 componenti. La 1 comprende i magazzini sensoriali tamponi, che conservano per un breve lasso di tempo l’informazione proveniente dai diversi canali sensoriali; successivamente informazione sensoriale passa ad una seconda componente, immagazzina a breve termine, dove può essere ricodificata ed mantenuta attraverso la reiterazioni.
Il ruolo del magazzino a breve termine è quindi centrale nel modello modale.
L’apprendimento a lungo termine dipende dalla capacità di immagazzinamento in questo sistema temporaneo.
La Memoria di lavoro:
un sistema atto a mantenere temporaneamente e a manipolare l’informazione durante l’esecuzione di differenti compiti cognitivi, come ad esempio: la comprensione, l’apprendimento e il ragionamento.
SVILUPPO TIPICO
La memoria si sviluppa con l’età:
Competenze precoci: già nei primissimi mesi di vita il neonato in grado di codificare e conservare delle esperienze. A 2 anni i bambini son o in grado di riconoscere all’incirca una dozzina di figure o oggetti in un compito di riconoscimento e sanno ricordare 2 o più stimoli in un compito di rievocazione libera. All’età di 5 anni si osserva che l’aumento di capacità è molto rilevante soprattutto nei compiti di rievocazione.
Lo sviluppo delle strategie: molte ricerche sottolineano il ruolo predominante dell’uso di strategie specifiche al compito.
Possiamo definire la strategia come un piano d’azione, è il suo obiettivo e quello di migliorare una prestazione.
In  particolare sono state individuate quattro differenti fasi in cui si sviluppa l’uso di una strategia. Nella prima fase i bambini evidenziano un deficit di mediazione. Nella fase successiva i bambini non si dimostrano in grado di usare spontaneamente la strategia, ma sono in grado di usarla se viene loro suggerita, è questo viene definito deficit di produzione.
Nella fase finale i bambini sono in grado di utilizzare in modo maturo e sofisticato le strategie più utili per uno specifico compito.
Alcun e strategie per migliorare il ricordo sono la ripetizione (o reiterazione, rehearsal).
Strategie dei bambini per ricordare le figure: i bambini fino ai 7 – 8 anni codificano ,figure di oggetti in modo visivo, invece dopo gli 8 anni tendono ad usare un approccio fonologico per ricordare le figure.
Infine osserviamo che i bambini più piccoli sembrano essere dipendenti dalla modalità di presentazione  degli stimoli (ad esempio, a stimoli visivi segue una codifica visiva, mentre a stimoli uditivi una verbale).
Le strategie di organizzazione del materiale, fra cui quella di categorizzazione, permettono di strutturare le informazioni in ingresso in base a vari criteri.
La strategia di organizzazione è utile non solo con materiale semplice, quali le liste di parole, ma anche con  materiale più complesso e significativo quale adempio il ricordo di un testo. Con il progredire dell’età si osserva un aumento nell’uso di strategie di selezione.
Durante gli anni di scuola si sviluppano strategie come prendere nota delle idee principali, sottolineare, porsi da soli delle domande, concentrarsi sulle parti più difficili.
Esperienza ed esercizio migliorano il ricordo: col progredire dell’età aumenta e diviene sempre più raffinata e organizzata la conoscenza immagazzinata nella memoria a lungo termine.
Un famoso studio  di Chi (1978)  dimostra il ruolo della conoscenza nello sviluppo della memoria di lavoro. In questo modo veniva richiesto ai partecipanti, suddivisi per livello di conoscenza del gioco degli scacchi, di ricordare la configurazione dei pezzi su una scacchiera.
Gli esperti giocatori di scacchi erano più abili nel ricordare le configurazioni.
La velocità di elaborazione migliora il ricordo: i cambiamenti nella velocità di elaborazione sembrano essere dipendenti dalla maturazione neurologica e dalla progressiva mielinizzazione delle fibre nervose.
Il contributo dell’attenzione: un ulteriore fattore determinante dello svilup0po può essere considerato il cambiamento nella capacità attentiva. I processi attentivi possono essere ipotizzati come funzioni proprie dell’esecutivo centrale, funzioni che progressivamente si sviluppano con  l’età.
Le capacità attentive sono ritenute ritenute essere legate all’attività dei lobi frontali, che raggiungono la piena maturazione solo nell’adolescenza.
Lo sviluppo della meta memoria: nel 1971 Flavell scriveva che lo sviluppo della memoria sembra in gran parte un’intelligente strutturazione e immagazzinamento del ricordo, di operazioni di ricerca e di recupero, di controllo intelligente e conoscenza di queste operazioni, ossia una specie di meta metamemoria.
I risultati di numerosi lavori sono a sostegno dell’ipotesi che il basso livello di prestazione dei bambini più piccoli sia determinato non tanto dai limiti nella capacità del sistema mnestico, quanto piuttosto dalla capacità di utilizzarlo al meglio, attuando strategie deliberate.
Lo sviluppo della metamemoria: per quanto riguarda la metamemoria, due aspetti: la metamemoria come conoscenza dei propri processi mentali e la metamemoria come controllo, autoregolazione di questi processi.
Tecniche di valutazione: varie sono le tecniche per valutare le meta conoscenze dalle tecniche d’intervista verbale, ai questionari, maggiormente adeguati a partire dall’età scolare, a tecniche più idonee con bambini più piccoli, quali i metodi che prevedono l’uso delle favole, di disegni e di racconti storie con l’ausilio di pupazzi.
Come concepiscono la memoria i bambini: usando la tecnica del racconto di una favola, Cormoldi e Orlando (1988) hanno preso in esame alcune idee chiave della concezione infantile della memoria, che costituiscono la base di un atteggiamento meta cognitivo.
Questa procedura permette di esplorare direttamente le conoscenze del bambino sulle cause e sui meccanismi del ricordo e dell’oblio.
La capacità mnestiche negli anziani: la memoria degli anziani è simile a quella di giovani adulti?. In particolare le capacità degli anziani potrebbero essere maggiormente compromesse in compiti d’immagazzinamento e manipolazione di materiale verbale rispetto a quello visuo-spaziale
LA MEMORIA A LUNGO TERMINE (mlt)
La  “memoria a lungo termine” è usata in riferimento agli eventi/conoscenze che sono accaduti/acquisiti, ore, giorni, mesi e anni or sono. Per quanto riguarda la neuroanatomia, la MLT coinvolge diverse aree corticali, tra cui ippocampo, cortecce circostanti, corpi mamillari, talamo, fornisce e parte del lobo temporale.
La memoria esplicita e implicita: la distinzione frfa memoria esplicita, nel caso in cui il ricordo sia di tipo intenzionale e deliberato e memoria implicita, nel caso in cui il ricordo sia di tipo automatico e non  intenzionale. La memoria implicita si manifesta come una facilitazione, che può essere misurata mediante la verifica di un miglioramento nella prestazione in vari tipi di compiti.
La memoria esplicita  è misurata in genere dai classici test di memoria, che richiedono all’individuo la consapevolezza di ricordare una specifica situazione o un determinato materiale da memorizzare.
L’amnesia infantile: una caratteristica particolarmente rilevante della memoria autobiografica è il fenomeno conosciuto come amnesia infantile. Questo termine si riferisce al fatto che è estremamente infrequente essere in grado di ricordare eventi che hanno avuto luogo prima dei due anni di età e che i ricordi del periodo fra i due e cinque anni sono relativamente scarsi.
– La testimonianza infantile: le doamnde principali di questa aria di ricerca riguardano le differenze di età nell’affidabilità nei ricordi dei bambini, nella suscettibilità alle domande suggestive poste dagli adulti e infine riguardano quali siano i metodi migliori per ottenrere testimonianze attendibili da parte dei bambini.
I ricordi infantili sono affidabili sono affidabili? Nella maggior parte delle ricerche di psicologia cognitiva che hanno attualmente per tema la testimonianza infantile viene usato il paradigma della “memoria episodica”: il bambino vede lo svolgersi dell’azione di un evento oppure sente una storia in cui egli non risulta essere un partecipante attivo. Vari studi concorrono sul fatto che i ricordi dei bambini più piccoli, specie in età prescolare sono sensibilmente inferiori rispetto a quelli dei bambini più grandi e degli adulti. L’implicazione è quindi che i bambini più piccoli hanno una memoria meno efficiente nella rappresentazione degli eventi.
Falsi ricordi: in uno studio di Ceci, Huffiman, Smith e Loftus (nel 1994 si p osservato che il 58% dei bambini in età prescolare esaminati nella ricerca ha prodotto dei falsi ricordi a seguito di domande fuorvianti. Varie ricerche hanno dimostrato che l’integrità dei ricordi dei bambini più piccoli per eventi di vita reale e estremamente sensibile a possibili distorsioni legate a domande dettagliate, ripetute o forvianti.
Il ricordo è suggestionabile: le cause: alla base di questi effetti di suggestionabilità? Sebbene la vulnerabilità dei bambini più piccoli nel ricordo e produzione di false memorie sia un aspetto generalmente condiviso dai ricercatori, le cause di tale vulnerabilità sono tuttora oggetto di discussione e dibattito.
I ricordi sono influenzabili: va inoltre sempre tenuto presente l’effetto di suggestionabilità derivato da domande poste da figure autorevole.
Come garantire accuratezza alla valutazione: si ritiene che durante le interviste relative alla testimonianza infantile l’uso di bambole o pupazzi possa aumentare il ricordo ed anche compensare la carenza di comunicazione  linguistica tipica dei bambini più piccoli.
SVILUPPO ATIPICO
Per quanto riguarda lo sviluppo atipico facciamo riferimento alla memoria del lavoro e disturbi dell’apprendimento.
Disabilità nell’apprendimento della matematica: vi sono bambini con un adeguato livello di intelligenza ma con una difficoltà nell’area matematica e secondo alcune ricerche il 5 – 8%n di bambini in età- scolare presentano deficit cognitivi ed neuropsicologici che interferiscono con le loro competenze dell’area matematica.
Vari autori hanno trovato che la memoria di lavoro assume un ruolo cruciale nel calcolo e nella soluzione dei problemi. Inoltre si è osservano un deficit nella memoria di lavoro negli Individui (bambini e adulti) che presentano disabilità di Apprendimento matematico.
Altri lavori hanno dimostrato una relazione causale fra capacità di memoria di lavoro e apprendimento delle abilità matematiche all’inizio della scolarità elementare.
Il ruolo dell’esecutivo centrale: un deficit nell’esecutivo centrale abbia un ruolo cruciale nell’abilità matematica, in particolare nella soluzione dei problemi. La soluzione di un problema aritmetico richiede innanzitutto la comprensione del testo. La completa comprensione di un problema richiede che il solutore si costruisca una rappresentazione mentale, che comporta l’integrazione e il mantenimento delle informazioni rilevanti per la soluzione.
Funzioni dell’esecutivo centrale e disabilità matematica: recenti ricerche hanno ipotizzato che la componente dell’esecutivo centrale del modello di Baddeley può essere suddivisa in almeno tre componenti separate.
Updating (aggiornamento)
Shifting (spostamento – cambiamento).
Il processo di updating consiste nel continuo aggiornamento delle informazioni in ingresso. Infine l’abilità di shifting consiste nella capacità di passare dall’esecuzione di un compito a un altro e cambiare strategia con un buon livello di flessibilità ed efficienza.
Il ruolo dei processi inibitori: vari nostri studi hanno avuto come finalità la verifica della relazione fra le singole funzioni dell’esecutivo centrale e l’abilità matematica e, più specificamente, l’abilità di risolvere i problemi aritmetici. I risultati di questi lavori hanno messo in luce che il deficit di memoria dei bambini con disabilità matematiche sia connesso con le difficoltà nei processi inibitori e in particolare con una difficoltà a controllare e eliminare le informazioni irrilevanti o divenute irrilevanti per il compito.
Implicazioni per il trattamento: la sperimentazione di training riguardanti lo sviluppo dei processi cognitivi implicati nei processi d’apprendimento sembra essere particolarmente promettente ed efficace. Un training di memoria visiva produce significativi miglioramenti nell’abilità di lettura di bambini di prima elementare, e il lavoro di D’Amico (2006), che mette in luce un effetto positivo di un training di memoria (verbale, visuo – spaziale e funzioni esecutive) sull’apprendimento matematico di un gruppo di bambini di prima elementare.
Il training di memoria: il training Risolvere problemi aritmetici promuove lo sviluppo non solo delle componenti cognitive e metacognitive implicate nella risoluzione di un problema aritmetico, ma anche delle abilità mnestiche.
Il ruolo delle abilità di comprensione del testo: nella comprensione di un testo un lettore non  deve solo mantenere l’informazione, ma soprattutto la deve elaborare attivamente (selezionando ad esempio le parti importanti).
Valutare e potenziare la memoria di lavoro: per quanto riguarda le possibili implicazioni per il trattamento, i risultati della letteratura mettono in luce che la memoria di lavoro è un importante fattore per individuare le difficoltà di comprensione.
Disturbo specifico del linguaggio (Dsl): il disturbo specifico del linguaggio è definibile come una limitazione significativa in uno o più ambiti della competenza linguistica riscontrata in assenza di deficit sensoriali, cognitivi, motori, affettivi o associati a gravi problemi di ordine sociale – ambientale.
I bambini con DSL presentano difficoltà di varia gravità nella comprensione, produzione, utilizzo del linguaggio, in una o più componenti linguistiche ( fonologia, semantica, sintassi, pragmatica). Nonostante la definizione faccia riferimento a un  disturbo specifico, non sempre le cose stanno così.
Le cause dei DSL: fra le cause del DSL viene ipotizzata una riduzione nella velocità di elaborazione delle informazioni, un’altra causa associata alla difficoltà di comprensione delle parole e allo sviluppo del vocabolario.
I parlatori tardivi: per convenzione vengono definiti come parlatori tardivi quei bambini nei quali la comparsa del linguaggio è ritardata rispetto ai coetanei normali. Nei bambini a ridchio è molto importante prendere in esame il ritmo di acquisizione del linguaggio e, se questo è lento è utile iniziare con un intervento (non strettamente logopedico) perché potrebbe risultare troppo gravoso a partire dai 24 mesi. È necessario che i genitori si rendano conto dell’importanza di parlare al bambino in modo appropriato al suo livello.
Dislessia e DSL: i bambini con dsl presentano molti aspetti simili a coloro che soffrono di dislessia, tuttava secondo vari autori questi  disturbi non possono essere considerati ad uno stesso continuum.
Memoria di lavoro e ritardo mentale: spesso il ritardo è dovuto a cause genetiche e associato a defecit di memoria, tuttavia i sistemi di memoria possono essere deficitari o preservati a seconda del tipo di sondrome genetica.
Il ruolo dell’esecutivo centrale (I processi attentivi possono essere ipotizzati come funzioni proprie dell’esecutivo centrale, funzioni che progressivamente si sviluppano con  l’età).
Per quanto riguarda la memoria di lavoro, la componente dell’esecutivo centrale sembra essere particolarmente deficitaria, in particolare i bambini con la sindrome di Down mostrano severe difficoltà in compiti di memoria che richiedono un alto livello di controllo e manipolazione di materiale da ricordare.
Il ruolo della memoria fonologica dovrebbe: i bambini con sindrome di down presentano abilità carenti nella memoria di lavoro fonologica (compiti di span e di numeri/cifre in avanti) Confrontate con il loro livello intellettivo e la loro abilità linguistica.
Il ruolo della memoria visuo – spaziale: per quanto riguarda le abilità di memoria visuo – spaziale, valutare in genere con il test di Corsi, esse sembrano essere preservate se confrontateb con quelle della memoria fonologica.
Il ruolo della memoria a lungo termine: per quanto riguarda la memoria a lungo termine, la loro prestazione è carente non solo se confrontata con quella di bambini con sviluppo tipico, ma anche se è comparata con quella di altri individui con ritardo mentale con differente eziologia.
Sindrome di Williams: questa sindrome è un raro disordine genetico.
Abilità preservate e abilità compromesse: le abilità di memoria fonologica sono considerate un loro punto di forze e sono in genere conrispondenti, o persino  superiori, al loro livello di età mentale. Al contrario sono severamente deficitarie le abilità di memoria visuo-spaziale. Per quanto riguarda la memoria a lungo termine spesso le loro prestazioni sono carenti.
Sindorme di Xfragile: è una malattia genteica dovuta a una alterazione del cromosoma x. Nonostante la notevole prevalenza di tale sindrome è possibile che essa sia considerevolmente sotto diagnosticata, vista la presenza di forme di gravità differente e la mancanza di caratteristiche fisiche pecularie. Spesso chi è affetto da tale sindrome: difficoltà di attenzione e comportamento impulsivo.
Abilità preservate e abilità compromesse: la memoria a lungo termine sembra essere meno gravemente deficitarie negli inidvidui con sindorme di xfragile. Per quanto riguarda la memoria di lavoro, molti studi evidenziano che intere sindrome vi è un deficit nell’esecutivo centrale con conseguente carenza nei processi di cintrollo, di pianificazione-organizzazione dellìinformazione.
Sindrome di Prader Willi: la seguente sindrome è un’anomalia genetica, relativa alla delezione nell’area 15q11-q13, presente nel braccio lungo del crosomo15 di origine paterna.
I punti di debolezza risultano essere nell’elaborazione uditiva di informazione verbale e sequenziale e nella memoria di lavoro. Questo potrebbe causare difficoltà soprattutto nella memoria verbale.

   
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