Analisi “Mirra” tragedia di Vittorio Alfieri

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Mirra è l’ultima tragedia, dopo il Saul, scritta tra il 1784 e 1786 da Vittorio Alfieri.

Tratta del sentimento incestuoso che prova la giovane Mirra nei confronti del padre Ciniro, è incentrata sul conflitto interiore della protagonista, tra amore filiale e passione. Infatti Mirra contemporaneamente maledice il fato per averla fatta nascere figlia del padre e anche la madre per gelosia. Tuttavia prova anche uno struggente senso di colpa. Quindi il conflitto interiore che si viene ad instaurare è fra la passione incestuosa e la natura insieme alle convenzioni sociali.

Mirra si libererà da una situazione insostenibile, apparendo però rea ai suoi familiari.

Alcuni appunti sull’analisi dell’opera di Alfieri:

“Mirra” è una tragedia, scritta da Vittorio Alfieri tra il 1784 e 1786; la tragedia comincia con una metamorfosi: la madre celebra la bellezza di sua figlia, dicendone come più più bella di ogni donna, e persino più bella di Venere. La dea però non apprezza questo dire e conduce la figlia a un sentimento di tipo incestuoso verso il padre; certamente è interessante notare che mentre in Ovidio, che rimane sempre nella pressante ricerca di situazioni dal volto drammatico ma allo stesso tempo trasgressive, specie riguardo al sesso, il rapporto incestuoso col padre avviene, nell’opera di Alfieri invece non sopraggiunge.

ALLA NOBIL DONNA
LA SIGNORA CONTESSA
LUISA STOLBERG D’ALBANIA.
Vergognando talor che ancor si taccia,
donna, per me l’almo tuo nome in fronte
di queste ormai giá troppe, e a te ben conte
tragedie, ond’io di folle avrommi taccia;
or vo’ qual d’esse meno a te dispiaccia
di te fregiar: benché di tutte il fonte
tu sola fossi; e il viver mio non conte,
se non dal dí che al viver tuo si allaccia.
Della figlia di Ciniro infelice
l’orrendo a un tempo ed innocente amore,
sempre da’ tuoi begli occhi il pianto elíce:
prova emmi questa, che al mio dubbio core
tacitamente imperíosa dice;
ch’io di MIRRA
Possiamo notare nell’opera un cambiamento evolutivo per quanto riguarda la preferenza nell’evidenziare maggiormente i personaggi di sesso femminile; allo stesso tempo è rilevante come in futuro lo stesso approcio di Alfieri aiuterà a formare uno schema delle tragedie nuovo nei decenni a venire che abbandonerà lo schema regolare tradizionale della tragedia, cercando piuttosto di incentrare la maggior parte dell’attenzione in capo al personaggio. Quando si pone attenzione al personaggio si cerca quindi di entrare non solamente nel mondo delle sue idee ma anche sulla sua stessa persona.
Una scelta che ha colpito di Alfieri nella tragedia di Mirra è il ceto del personaggio scelto dall’autore: nel lavoro di Alfieri Mirra è una persona di alta classe, di alto ceto sociale, un personaggio che oltre ad avere questa base di partenza è anche sospesa nella giovinezza adolescienziale.
Chiaramente il personaggio è pensato come meno attivo rispetto ai classici della tragedia maschili, si tratta di un personaggio che in vista della sua giovane età non ha esperienza di vita e chiaramente è incline a sbagliare per inesperienza.
Come inizia la Mirra di Alfieri?
All’inizio dell’opera subito ci si aggorge di essere in mezzo agli allestimenti di un matrimonio: quello di Mirra. Il personaggio di Mirra infatti è visto come turbato in questo momento: la protagonista infatti ha deciso di sposarsi per poter scappare dal suo sentimento di attrazione verso lo stesso proprio padre, per il quale non riesce a concepire una ragione. Del turbamento di Mirra si accorgono tutti i personaggi più prossimi a lei, come nel caso della nutrice, quindi colei che ha cresciuto effettivamente Mirra e l’ha vista crescere.
Il promesso sposo di Mirra, chiamato Pereo, la porterà lontano dalla famiglia; i genitori di lei, vedendola soffrire, la interrogano riguardo ai suoi pensieri ma lei non ammette nessun problema.

Sono con Euriclea (badante) Mirra si lascia andare, e invoca la morte perchè dal punto di vista di un personaggio inesperto, quello che le sta accadendo è qualcosa di traumatico, misterioso, inspiegabile, che la fanciulla sente come qualcosa di colpevole e di cui si vergogna profondamente. Nella tragedia si ricorda quello che dice Ovidio: la madre si accorge di aver fatto l’errore di dire che la figlia era più bella di Venere, ma ad Alfieri non interessa questa spiegazione mitologica. L’attrazione dell’autore nasce dall’inspiegabilità dell’evento. Eros ha portato la direzione dell’amore della ragazza in senso sbagliato, non verso un suo coetaneo ma verso il padre, ad andare contro un tabù.

La cultura moderna non è in grado di accettare questa cosa, ma Alfieri vuole scoprire poco a poco il cuore di Mirra dilaniato. E’ una tragedia crudele che avviene su una fanciulla innocente che viene spesso colpita da un male incurabile interno. Alfieri non crede alla mitologia, e dice che è accaduto qualcosa di misterioso che non ha risposta. E’ un grumo di male che va al di la della responsabilità e del libero arbitrio del soggetto, e non è possibile quello che prima era evidente, cioè il fatto che da una parte si ponevano i personaggi negativi e dall’altra i positivi. Qui tutti sono positivi, tutti amano Mirra, anche il suo fidanzato, che si accorge della crisi della fidanzata che la interroga senza ricevere una risposta vera.

Si crea un situazione paradossale: questi personaggi che sono mossi da una volontà di aiutare Mirra, interrogandola la fanno stare ancora più male, perchè la mettono di fronte alla realtà che la fa soffrire. L’abilità di Alfieri sta nel fatto che sono proprio i dialoghi del padre sono quelli più drammatici: il padre si dimostra affettuoso, dall’altra parte invece proprio la sofferenza di Mirra induce il padre a comportarsi in modo comprensivo, e più diventa comprensivo, più Mirra sente quest’attrazione nei suoi confronti. Continuano ad accavallarsi situazioni che la portano ad essere ostile e quasi gelosa della madre.

Ad un certo punto Mirra decide di volersi suicidare, che è inammissibile per i genitori. Se la tragedia fosse tutta qui non ci sarebbe sviluppo. Ci vuole una soluzione: l’esito della tragedia non è così importante, il problema allora è quello di trovare degli elementi che permettano uno sviluppo delle scene e accrescano la tensione. Il problema: Mirra è in grado di tenere questo segreto? Si, ma in ogni rapporto amoroso c’è una dimensione privata, ma anche pubblica. Se a un certo punto Mirra decide di sposarsi, il matrimonio è un fatto pubblico, il matrimonio è un’istituzione. Quando si stanno per celebrare le nozze, c’è una cerimonia usale di cori e processione, di festa che viene sancita anche con richiami religiosi e sopratutto questo non è tale se non ha una serie di persone intorno, ci vuole un pubblico, ancora di più se è il matrimonio che riguarda la figlia del re. A questo matrimonio accade qualcosa di scandaloso: nel momento cruciale la fanciulla perde la ragione, dice delle parole che non dovrebbe dire, e dimostra davanti a tutti di non voler spostare Pereo. Questo è il passo che determina la conclusione della tragedia.

Se il personaggio avesse accettato tutto la tragedia non sarebbe andata avanti, non ci può essere una situazione solo individuale e privata, ma l’evento deve passare dal privato al pubblico. Lo scandalo sta nel fatto che la fanciulla rifiuta il matrimonio, la cerimonia viene interrotta, vi è un momento di crisi, ma c’è anche un personaggio vittima: Pereo, che di fronte a questo si uccide, perchè ama molto Mirra. Mirra non può decidere prima che cosa vuole, non sa chi è, sa solo di essere cambiata, sa di sentire un impulso verso il padre e sa che quello che prova è un male inconfessabile. Allora quando la madre continua a farle domande lei ad un certo punto la allontana. Mirra è un personaggio debole per darsi alla morte, allora chiede alla madre di ucciderla. Mirra ad un certo punto fa trasparire sempre di più una sorta di risentimento e la madre se ne accorge.

I personaggi sono incapaci di capire quello che sta succedendo. Esiste una forza incognita non conosciuta e non conoscibile: è uno sbaglio di natura, di enigmatico e misterioso e che Mirra stessa non sa capire ne dominare. La confessione e la morte di Mirra arrivano alla fine. L’ultimo dialogo è con il padre: il suo atteggiamento continua a diventare più duro, dice alla figlia che lei ha qualcosa che non vuole dire, non è capace e non ha voglia di dire la verità. Succede qualcosa: i genitori gli dicono che ha fatto di loro un oggetto di pettegolezzo ma la cosa più grave è la notizia che Pereo si è suicidato.

Ci troviamo: Pereo si è ucciso, il gesto è autonomo, non è colpa di Mirra. L’autore è così concentrato su Mirra che Pereo lo tiene in disparte ma ha bisogno che prima il fatto cominci ad uscire dalla dimensione privata e cominci a mostrarsi fuori, ma la cosa peggiore è il fatto che Pereo si sia ucciso. L’episodio in se è importante dal punto di vista della costruzione della vicenda secondo le tappe che deve incontrare la protagonista.

Non sappiamo molto di Pereo: sappiamo che non è un personaggio forte, e di fronte al rifiuto non trova altra soluzione che il rifiuto e questo è importante per Mirra, perchè fino a prima lei si sentiva solo in colpa ma non aveva fatto nulla, la sua lotta interiore non aveva avuto conseguenze all’esterno, ma la notizia del suicidio cambia l’orizzonte entro cui si muove la protagonista perchè uno si è ammazzato per lei: lei è colpevole indirettamente della morte di Pereo. E questo cambia la situazione. Mirra con la sua sofferenza ha messo in moto un meccanismo terribile che si espande fuori di lei: è un’idea del male che rimane racchiuso nel cuore di un personaggio, ma poi il male comincia a uscire fuori e si espande e contamina ciò che ha intorno, e l’unica soluzione è quella di uccidersi. L’invocare la morte era prima un po’generico. La misteriosità del male sta nel fatto che Mirra non può dire perchè soffre. Lo scrittore può solo chiedersi le ragioni di questa infelicità, nei tempi antichi si sono date le più svariate risposte. C’è nella vicenda umana la possibilità che il male si abbatta violentemente su un essere indifeso e lo travolga, lo fa soffrire, ma ancora peggio se questo essere infelice provoca a sua volta un altro male, quindi a quel punto non c’è altra possibilità per il soggetto se non suicidarsi.

Il padre comincia a colpire nel segno: le dice che è lei non parla perchè si sente colpevole di qualcosa di cui si vergogna. Il padre gli dice che ha un amore colpevole, ed è un amore furioso, che va contro tutte le regole. Qui sta parlando come un padre qualsiasi e le chiede di dire tutto, però il problema è se si può sopravvivere alla verità. Il silenzio e la parola in che rapporto sono? Si può rappresentare un caso così orroroso? Il padre ad un certo punto fa tutte una serie di affermazioni che sono un invito insistente che la figlia parli, perchè è naturale che il personaggio chiede ragione, ma questo indagare e interrogare, finisce col recare un danno maggiore. Un mistero che si nasconde all’interno della natura umana non può avere sempre un spiegazione, certe domande non si devono neanche fare. Prima non vuole abbracciare la madre e ora il padre: è il massimo del ripudio.

Mirra chiama per nome il padre: indizio. A questo punto Mirra si vede completamente abbandonata, perchè il padre appena inizia a capire qualcosa è ingegnato e anche disgustato. Il personaggio orami svelato cerca un angolo ove celarsi. Ciò che poteva spingere la gesto estrema anche una fanciulla è una successione di eventi che sono accaduti in poco tempo: lo scandalo, la morte di Pereo e infine l’odio del padre. Il padre è adirato nei confronti della figlia: non avrebbe mai potuto immaginare questo, perchè è un male misterioso, inspiegabile. Mirra facendo così impedisce la sua sofferenza ma allo stesso tempo impedisce al padre di essere contaminato. Quando c’è un dolore imprevisto e non più modificare, l’eroe classico diceva “perchè non si apre l’abisso e io possa sprofondare”. Lui non può avvicinarsi alla figlia anche se sta vedendo le ultime parole della figlia.

Le si uccise e arriva la madre. Mirra è l’incarnazione di un male, non è una figlia, è qualcosa di demoniaco. Qui siamo all’apice di un dramma: il mistero di Mirra la porta a commettere dei gesti che portano gli altri a star male. Ormai l’abbraccio è negato alla madre. Mirra rimane sola: non è il personaggio dell’orrore e della pietà, Euriclea l’ha sempre amata e non la abbandona neanche al momento dell’ultimo respiro. La fanciulla accusa la nutrice, ma non deve. Il dramma del male è che non riesce a stare chiuso nel cuore degli uomini ma deborda, diventa così forte che il personaggio ne diventa saturo. Non si è in grado di contenere un male così forte. E’ qualcosa che vuole espandersi ed uscire, soltanto il precipitare degli eventi ha fatto si che il finale metta un parola definitiva sulla vicenda. Il suicidio di Mirra è positivo: lei smette di soffrire e smette di contaminare quelli che gli sono intorno che soffrono e dall’altra parte provano del disgusto e di ripugnanza. Siamo di fronte a una tragedia particolare che non ha per oggetto un conflitto tragico tra un tiranno e un eroe, ma qui si ha la presenza di una letteratura che si pone l’obiettivo di indagare il male senza trovare delle spiegazioni, ma non ritiene che ci siano delle domande. L’unica risposta è quella del mito, ma è una favola. Con Alfieri comincia un nuovo filone della letteratura che si pone il compito di indagare la fenomenologia del male senza dover per forza dare una risposta positiva: l’indagine esplora, vede le reazioni. Il caso di Mirra è un primo esempio di uso della tragedia che la esaurisce e diventa innovativa.

   

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