Analisi canto 26 dell’inferno di Dante

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Analisi breve canto 26 inferno di Dante

Analisi del canto 26 Inferno Divina commedia:

Il canto 26 dell’inferno di Dante inizia parlando ancora del canto 25. E’ un inizio un po’ canonico: è una sorta di lamentazione: si posa il lamento, la corruzione, la morale e la corruzione contro la città. Interviene sarcasmo e dolore dello scrittore. Un serie di affermazioni negative su Firenze.

Consapevolezza del doppio atteggiamento per la propria città:
-la critica (anche nel canto prima)
-sentimento forte per la propria città, un senso delle radici
Si parla anche della terra: il mondo ultra terreno è impregnato del mondo terreno.
“E cielo e terra” è una citazione della Genesi. Lo scrittore vuole sottolineare il valore di quello che sta facendo, perchè la commedia non è opera di intrattenimento, ma è scritta per un fine pratico in modo che i cristiani combattano il male nelle forme in cui si manifesta.
Il suo sentimento è legato al tempo che scorre e lui sente la necessità che la città sia punita ma allo stesso tempo sente l’amore per la sua città→ è un indizio.
Arrivano nella bolgia dei seminatori di discordie e nei consiglieri fraudolenti. Un passo significativo inizia al verso 19: parla in prima persona con un presente e quindi è l’auctor che parla, non il viator. Da quello che ha visto e che gli ha provocato dolore ha avuto una lezione: quello di frenare l’ingegno.
Tematica dell’ingegno: importante perchè il solo ingegno se non è guidato dalla virtù può portare su una strada negativa, e se ci sarà un futuro migliore per l’ aiuto della fortuna devo fare attenzione che l’ingegno non mi allontani dalla retta via.
Ulisse è un dannato e non ci si deve fidare, i più pericolosi sono quelli che si presentano meglio.
Non solo nella politica ci sono persone che hanno fatto cattivo uso della vita politica, ma anche coloro che hanno ben fatto possono non essere salvati. Stiamo per venire a contatto con uno dei personaggi più celebri del mondo classico (Dante non poteva leggere l’Odissea o l’Iliade).
Poi arriva una similitudine: è l’esperienza di vedere delle lucciole, e qui c’è il collegamento→ quando la mosca che vive di giorno si ritira e vengono fuori le zanzare è possibile vedere le lucciole. L’ornato della similitudine non è mai usato solo per la bellezza ma c’è un messaggio sottinteso, qui il messaggio è difficile da capire. A prima vista l’esperienza delle lucciole è positiva, è qualcosa che fa piacere, ma il problema è che lo scrittore vuole dire che dall’alto vede delle luci che si muovo e gli fa venire in mente l’esperienza comune, ma sa che c’è un dato nel comportamento delle lucciole evidente: le lucciole hanno sempre un percorso a zig zag che per noi esseri umani è privo di senso. Questo ci permette di vedere l’errore di Ulisse e non ha capito che non era in grado di uscire per il limite, quindi ora vaga come una fiammella senza un obiettivo, senza un punto di arrivo. Ci accorgiamo che si tratta di una preparazione prima dell’arrivo di Ulisse molto estesa e ricca e quindi l’episodio sarà significativo.
Non è finita perchè c’è un’altra similitudine: abbiamo uno stile sempre più complesso, perchè dopo il riferimento paesaggistico abbiamo quello dotto, si parla di un episodio della Bibbia in cui Elia ascende al cielo sul un carro di fuoco e man mano non si poteva vedere. Mentre per le lucciole era un exemplum negativo per lo zigzagare, qui il riferimento è positivo perchè Elia sale al cielo e non scende, ed è un ulteriore elemento di preparazione alla presentazione del dannato. E poi in questo finale, le fiamme gli danno l’idea di un operazione di furto (prima i ladri), allora la fiamma nasconde qualcosa, come il furto. La fiamma nasconde il peccatore, un anima: anche questo è negativo (il positivo è la sua immagine e qui non ci vede perchè nascosto completamente)→ anticipazione, introduzione all’episodio molto negativo. Induce il lettore a fare attenzione a quello che sta per vedere.
Dante si attacca a una roccia perchè sta per cadere e guarda i fuochi e Virgilio gli spiega che ogni fiamma racchiude un dannato. Le fiamme sono molto presenti nell’Inferno a seconda dei vari motivi. Dante l’aveva già capito: la progressiva discesa nell’Inferno porta il viator a capire che i dannati possono subire delle metamorfosi. Quello che colpisce il personaggio è il fatto che c’è una fiamma doppia: forma un semicerchio e al culmine ci sono due punte. Dentro ci sono Ulisse e Diomede, il riferimento è all’inganno del cavallo di Troia.
Siamo di fronte a un dannato particolare, allora il viator esce dal suo modo normale di parlare ed esibisce tutta la sua curiosità, per fare delle domande ai personaggi. Il disio può il desiderio di conoscenza o il desiderio carnale. Virgilio dice di far parlare lui perchè loro sono greci, allora comincia il discorso una retorica adulatoria (verso 79). Quello che Virgilio gli chiede è come sono morti.  Perchè Dante adotta questa soluzione? Un Ulisse anziano che vuole riprendere a navigare→ l’eroe più astuto si perde dietro a qualcosa di cui non poteva essere sicuro.
La lingua non si vede ma l’anima parla come se l’avesse e racconta quello che gli successe. Il soggetto deve ammettere di non provare una forte nostalgia, quella che Dante aveva sempre provato. Il personaggio che possiede un grande desiderio di conoscenza e di ingegno non si trattiene per nessun motivo nella sua casa, ne per il figlio, ne per il padre, ne per l’amore della moglie, ma in lui vince l’ardore (la fiamma) di conoscere il mondo. Tutto si concentra in una conoscenza prettamente umana. Per questo desiderio lui si rimbarca per il mare aperto (rischioso) solo con una nave e una piccola compagnia (gruppo di marinai che si lascia convincere a fare il viaggio). Erano vecchi e stanchi→ tematica della vecchiaia.
Arrivano alle colonne d’Ercole oltre alle quali non si poteva andare, ma lui vuole proseguire. Lui fa un discorso per convincere i suoi compagni a superare quella barriera invalicabile. Ripete con forza che devono andare oltre, non devono negarsi quest’esperienza. Non sono come gli animali che sono spinti solo dall’istinto, ma hanno qualcosa in più “per seguire virtute e canoscenza”→ cercare il mondo che ci sta intorno senza accontentarsi, andare oltre. Per far questo ci si serve della virtù dove ci sono le varie qualità dell’essere umano. Abbiamo un personaggio di alto livello, cauto e che sa parlare e le persone si lasciano parlare. Lui stesso definisce il viaggio un folle volo: volo verso l’alto alla ricerca di qualcosa che non si sa.
Passo è un parola chiave: nel canto 1 verso 26. Può essere positivo o negativo. Qui lui dice che si volge a retro (errore gravissimo per esempio nel mito di Orfeo). PErchè sbaglia voltandosi indietro? due risposte:
– perchè significa ritornare sui propri passi, non procedere avanti
– quando c’è il divieto della divinità, perchè così facendo (Orfeo) non crede alla parola del Dio, non ha abbastanza fede
Quello che è importante qua, ne monologo di Ulisse, che questo cita un termine che nel primo canto l’autore ha usato per se stesso. Quando Dante ripete una parola importante è anche da valutare la distanza a cui la ripete. Nella distanza getta un arco con la propria vicenda (all’inizio della Commedia), quindi da tutto ciò deve emergere la vicenda di Dante in collegamento con quella di Ulisse. Ci sono anche delle differenze lunghissime.
Gli appare la montagna:
-ostacolo
-il soggetto può ascendere e quindi elevarsi
A questa montagna Ulisse non può arrivare perchè ha sbagliato. Si rallegrano ma per poco perchè poi naufragano: la gioia si trasforma in pianto, che è negativo, è di disperazione. Nasce nell’acqua un turbine che percuote. L’inciso è di un pagano che non può neanche citare la divinità infatti nomina Dio come “a colui che piacque”. La morte di questi personaggi non è una morte eroica, anche se aveva combattuto la guerra di Troia. Gli eroi devono morire con gloria o tornare a casa. Lui è stato insieme un grande condottiero ma anche dotato di un ingegno astuto che però non ha mai frenato, non l ha mai dominato e questo lo porta a lanciarsi in una nuova impresa che è il suo errore più grave. Il personaggio non si ferma, non pensa al figlio, alla moglie e al padre, ma la sua ambizione di affermazione di se è smisurata e questo lo porta ad imbarcarsi di nuovo per un’impresa mai vista, ma l’altro errore è di portare al pericolo anche degli altri. L’orazione è:
-capacità di parlare e convincere
-discorso negativo perchè li convince a fare qualcosa di sbagliato che li porta alla morte
In questo caso è ancora più colpevole e ha abbindolato questo discorso parlando di virtù e conoscenza. Conoscenza: albero dell’Eden, e chi si occupa di questa? Gli intellettuali, perchè non è delle persone umili ma di persone che sentono in se questo impulso. In questo caso rimanda alla conoscenza che è il conoscere per il conoscere, come se fosse un valore in se. Qui vi è la differenza tra un Dante e gli scrittori che verranno dopo.
Nella Commedia ci sono pochi personaggi che ad una prima lettura stabiliscono con il lettore un rapporto positivo, come Francesca, Farinata, Brunetto; o persone che vogliono dare un’idea che sono state ingiustamente perseguitate e costrette al suicidio, o anche il conte Ugolino che però sposta l’attenzione del lettore sulla crudeltà dei Pisani che hanno fatto morire ingiustamente delle persone. Anche Ulisse fa parte di questa schiera: virtù e conoscenza singolarmente non sono negativa ma capiamo che questi personaggi magnanimi, che hanno una grande personalità, senza un ragionamento completo, ci fanno credere che la loro condanna sia ingiusta Ma Ulisse muore per il troppo desiderio di conoscenza e per aver portato altri uomini alla morte per aver pensato solo a se. Ma tutto questo è collegato alla vicenda del viator, per lo scrittore era necessario trovare un’antitesi di se.
Più complesso è questo episodio e per questo lo scrittore è attento a dedicare molte terzine sia attraverso dichiarazioni dirette o con le similitudini. Se pensiamo che egli ambisce di essere quasi un profeta, una figura importante si riferimento, capiamo che ha una volontà di incarnare uno sguardo che va al di là del presente, della contingenza e vede invece i segno della negatività e contemporaneamente si adopera di proporre i versanti negativi, la conoscenza del male e anche gli strumenti per combattere il male.
Se la chiesa ad un certo punto ha deciso che quelli erano i libri sacri e chiude la sequenza con l’Apocalisse vuol dire che dopo non si può dire tanto come profeta, però si possono scrivere degli altri libri di profezia. Allora il libro di Dante non è profetico ma ha valore profetico. Dante vuole far conoscere la verità e vuole far capire ciò che è giusto da ciò che non lo è.
Ulisse è il modello di colui che ha molte qualità ma non le usa per il bene, bensì per fare il male.

   
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