Analisi canto 23 inferno di Dante – bolgia degli ipocriti

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Analisi canto 23 inferno di Dante

Inferno canto 23, analisi della bolgia degli ipocriti

Ipocriti che non potevano dare spazio agli autori come per esempio i barattieri e quindi gli elementi teatrali in questo canto sono già in partenza meno facili da gestire. C’è anche un altro problema di Dante, cioè che se è vero che in questa parte dell’Inferno domina la spettacolarità e che questo attira di più il lettore, perchè questo poema è il racconto di un viaggio: da una parte vi è l’equilibrio tra le cose che si vedono e dall’altra parte la necessità di non perdere di vista coloro che stanno facendo il viaggio. Per Dante sarebbe troppo facile trovare uno spazio a se stesso. La presenza di Virgilio come guida è giustificata da una serie di ragioni letterarie e allegorico simboliche. Virgilio rappresenta la ragione perchè ha raggiunto sotto i romani la perfezione, però gli mancano le tre virtù con cui il cristiano si salva. Dobbiamo pensare che il fatto di avere un personaggio in più serve molto all’autore Dante perchè gli permette di creare delle variazione. Virgilio è il duca però è comunque un personaggio che non si è salvato, quindi dal lato nell’Inferno cristiano non può sapere tutto. Sul piano dottrinale è facile trovare la risposta: con la sola ragione non ci si salva; ma in alcuni frangenti Virgilio ha dimostrato la sua debolezza, la possibilità che di fronte a forze maligne e terribili come i diavoli, la sola ragione non ce la fa. Quando i due si sono salvati avviene la descrizione degli ipocriti: atteggiamento da condannare e per il contrappasso sono punti con indosso delle cappe di piombo argentate che provocano una sofferenza fortissima. Questo oro esterno è il gioco dell’ipocrisia: chi apparentemente assume un atteggiamento ma nasconde quello che pensa veramente. Cappe: in ordini monastici erano arrivate a decorare in modo eccessivo. In contrapposizione a questi ordini che deviavano l’ordine prendeva buon gioco S. Francesco che aveva degli abiti modesti.
Gli ipocriti per il peso che hanno camminano molto lentamente. Anche qui c’è la necessità di far parlare qualcuno. Questo ha una funzione che va oltre all’esperienza del protagonista ma che si estende verso il lettore. Quando questi parlano lo fanno per Dante, ma questo deve accumulare per poi riscrivere per il lettore. Queste figure con le loro parole fanno discorsi sovrannaturali e si riportano all’esperienza umana. Una delle tecniche a cui si ricorre è o che il protagonista si incuriosisce e chiede o il peccatore si intromette perchè li sente parlare. Al verso 76 un peccatore chiede a Dante di camminare in modo più lento e la guida acconsente. Quando il peccatore si avvicina si meraviglia che Dante è vivo. Nel gioco delle sue citazioni di Firenze Dante dice un po’ di tutto: ci sono momenti in cui parla male e altri in cui parla bene perchè deve dimostrare nostalgia per la città perchè in questo periodo lui è in esilio.
Il peccatore sta piangendo→ varie connotazioni del pianto, qui è negativo, è frutto di una sofferenza che fa parte della pena. I peccatori erano negli ordini monastici e avevano avuto una vita politica→ conferma che la Commedia è scritta per un lettore del tempo (poetica dello scorciamento). Il dire “Catalano e Loteringo” apre la mente del lettore del tempo: erano due podestà, ed erano stati chiamati per mettere pace nella città (i podestà venivano da fuori per dare una garanzia di maggior oggettività). I due all’inizio si comportano in modo imparziale ma ad un certo punto su un invito nascosto del papa prendono parte dei guelfi. Il Gardingo è un certo punto della città di Firenze, dove vi erano le case degli Uberti e queste case furono distrutte dai due podestà perchè presero le parte del gruppo favorevole al papa e fecero delle operazioni che portarono alla disfatta del partito avverso: dall’eliminazione fisica dell’avversario (quasi mai), alla distruzione delle case che era fondamentale (erano fortificate con delle torri). Quindi questi due podestà hanno fatto il contrario di quello che dovevano fare pur sostenendo di fare il giusto.
Questo canto è particolare perchè serve per spostare un po’ l’attenzione sui due pellegrini.

Dopo il 21 e 22 che erano costruiti con una parabola ascendente, qui, in questo canto di passaggio, lo scrittore da spazio ad altri episodi che permettono al lettore di avere delle reazioni.
Il discorso di interrompe perchè Dante si accorge di qualcosa che non gli permette di andare avanti→ soluzione astuta. Vede in terra non più i dannati ma un dannato che viene crocifisso. Dante è politicamente scorretto, qui si dice che Caifa e gli antri, interpellati da Ponzio Pilato dissero che comunque qualcuno doveva morire e tra Gesù e Barabba sarebbe stato meglio che morisse Gesù. La condanna per chi ha fatto crocifiggere Cristo è giusta. Gesù doveva morire però, perchè altrimenti non avrebbe riscattato il genere umano, ma qui per Dante è importante che passi la punizione del colpevole→ da una parte vi è Gesù, la vittima e dall’altra parte i colpevoli. Questo dannato viene crocifisso per terra non come Cristo, ma come un ulteriore abbassamento. Virgilio, essendo un pagano, non ha colpa ma prova meraviglia, poiché si trova in un contesto che non gli è famigliare. Anche Virgilio sta nell’eterno esilio, ma lui non può piangere, solo avere dei sospiri. Ci sono delle ragioni: è un segnale→ la salvezza senza le tre virtù non poteva essere concessa. Rimane il problema di Virgilio, del grande poeta intellettuale, che quando finirà il suo viaggio nell’Inferno tornerà nel Limbo.
C’è una sorta di costruzione psicologica del personaggio Virgilio: l’attenzione su Virgilio si manifesta anche con indizi leggeri che permettono allo scrittore di far venire fuori un personaggio che è superiore a Dante ma è un personaggio più sfaccettato, ha qualche incrinatura→ anche colui che in ambito umano raggiunge le vette della cultura può avere dei momenti di debolezza, non è un essere perfetto, proprio perchè il mondo è una rappresentazione di imperfezione (perfezione solo ultraterrena).

Ci sono altri personaggi che mettono in luce queste problematiche: Ulisse per esempio, che rappresentano qualcosa di eroico ma nella loro vita qualcosa ha determinato una svolta negativa.
Virgilio, che era la vera guida, ha demandato il suo compito ai diavoli che in realtà si burlano di loro e quindi Virgilio chiede a questi dannati ipocriti come passare avanti. Il duca si mette a testa china anche se Dante non gli rinfaccia di essersi fatto prendere in giro, però questo atteggiamento è di riflessione e di consapevolezza. Virgilio è sincero e dice che era stato ingannato dai diavoli: il frate gli fa una battuta breve che ha un che di derisorio→ chi conosce la cultura cristiana sa che il diavolo è menzognero e sopratutto è Bolognese. Tutti sanno che non ci si può fidare di un diavolo! Virgilio pensava di potersi fidare perchè il suo viaggio viene dall’alto, invece il male si può presentare come qualcosa di subdolo, di falso e sempre di più man mano che si scende nell’abisso del male. Vi è un’analisi di questa fenomenologia complessa, e anche Virgilio deve dimostrare qualche punto debole in questo→ cade nel tranello e sono gli stessi peccatori a dirgli che il cristiano è sempre stato messo in guardia dai diavoli. E’ un momento critico per Virgilio che davanti al suo discepolo viene svergognato, come se non fosse in grado di portare alla salvezza Dante (nel canto di barattieri Dante aveva dato un suggerimento a Virgili: l’essere umano è più esperto, ha più paura, rispetto alla sicurezza del saggio).

Virgilio va via subito perchè la battuta lo turba, lo infastidisce. Dante davanti a tutto ciò tace: da una parte lui venera Virgilio e lo riconosce come maestro e il fatto che questo mostra delle difficoltà egli se n’era già accorto, e dall’altra parte non può che, di fronte alla resa di Virgilio, fare altro che seguirlo.
Il canto si chiude con un finale un po’inquietante, perchè non solo stiamo vedendo dei peccatori, ma anche la sempre maggior difficoltà dei personaggi di andare avanti e proteggersi: questo aumenta la tensione drammatica. La verità dello scrittore sta nel non fare il catalogo dei peccatori ma anche di costruire i due spettatori che sono una nostra controfigura. Il lettore deve essere coinvolto e capire quanto è difficile difendersi dal male che si presenta in forme diverse. L’operazione letteraria consiste nel creare una scena con dei personaggi e l’intromissione della tensione drammatica. La vita del soggetto è la vita in cui il soggetto vuole qualcosa ma allo stesso tempo si scontra con una realtà imprevedibile e rischiosa.
La lezione dantesca va al di là del rischio dei singoli peccati, ma è un discorso che riguarda l’esperienza del soggetto di tutti i giorni. Da una parte noi vediamo qualcosa fuori da comune e dall’altra parte, se Dante calcasse troppo la mano, non avrebbe l’effetto che vuole sul lettore. Il lettore deve subire una lezione morale.
Quello che è accaduto è talmente importante per il lettore che Dante nel canto successivo lo spiega.

Per concludere ecco una piccola aggiunta all’analisi del canto 23 dell’inferno e un video per completare l’analisi letteraria:

   
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