Analisi canti 30 e 31 del Purgatorio di Dante (Divina commedia)

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Analisi canti 30 e 31 del Purgatorio di Dante (Divina commedia)

Analisi canti 30-31 Purgatorio→ L’Inferno è un blocco sotto il segno del male, e allo scrittore importa l’attrazione al male nella sua molteplicità. Ciò che colpisce è la descrizione di un momento cruciale di fronte al quale il personaggio deve fare una scelta. Nel Purgatorio vi è il tempo, non quello dell’eternità come nell’Inferno e nel Paradiso. E’ diviso in 3 parti: Antipurgatorio, le sette cornici e il Paradiso terrestre. Questi due canti si svolgono qui. Dante vuole recuperare questa parte di Genesi e siccome nella letteratura classica era stato rappresentato il Paradiso terrestre o l’età dell’oro, c’è anche una ragione letteraria: la necessità di includere un luogo che nella classicità era importante. Questo riuso di uno spazio classico può essere compiuto dallo scrittore in termini strumentali perchè devono significare qualcosa: se esiste nella Bibbia allora lo scrittore non può allontanarsi troppo da come viene descritto. Invece per quanto riguarda la rappresentazione dei classici c’è una maggiore libertà da parte dello scrittore. L’uso che fa Dante di questo luogo particolare può inscenare qualche evento adeguatamente straordinario: importanza dello scenario – importanza della scena.
Per quanto riguarda la poesia del tempo questa parte della commedia viene declinata secondo i canoni più stretti dell’allegoria. Questo per noi ha una difficoltà: non più quella di individuare i nomi, qui la difficoltà nasce da una distanza culturale notevole, noi notiamo i secoli che sono passati da questa poesia alle nostre modalità. E’ un’operazione più ardua per il lettore moderno. Siccome bisogna arrivare alla scena fondamentale (incontro con Beatrice), bisogna essere preparati, quindi nei canti precedenti ci sono incontri, scene, rappresentazioni. Qui si cambia molto di registro. In realtà il Paradiso comincia da questi canti, per le modalità espressive e le scelte fatte dallo scrittore, e quindi la maggior difficoltà del lettore. Un altro elemento che accresce la difficoltà è la quantità di citazioni che incontriamo. Siccome qui il discorso inizia ad essere più complesso, l’auctor sente il bisogno più forte di richiamarsi ai testi sacri e ai testi per lui fondamentali (Virgilio). Il lettore trova una difficoltà e Dante volutamente lo dice: è necessaria una collaborazione di un lettore attento e colto. Dante vuole parlare a coloro che sono dotti che sono in grado di cogliere allusioni che un lettore comune non è in grado di fare. Il testo può essere letto a vari livelli in base alla cultura del lettore. I passi vengono interpretati da coloro che sono in grado di affrontare il pelago, cioè l’alto male.

Canto 30 del purgatorio analisi → siamo a un punto in cui la processione si ferma. “La gente verace” sono i portatori di verità, non persone reali.
Il problema che per noi è grave di seguire la poesia era anche del lettore del tempo, allora lo scrittore mette da un lato il grifone e dall’altra parte prevede qualcosa di tipico delle processioni del tempo, in modo che il lettore del tempo si riconoscesse: la preghiera e il canto→ un mistione di elementi allegorici che posso anche riportare il lettore del tempo a esperienze a cui egli ha partecipato. C’è una rappresentazione del paesaggio, per la tecnica della suspance e del rallentamento. Poi compare qualcosa che non si vedere, si sa che è una donna e che rappresenta le tre virtù: fede, speranza e carità (rosso). “M’apparve” due modalità che Dante usa:
-io vidi: perchè vede tutti gli spettacoli, quindi il verbo vedere.
-appare a me: non è il soggetto che vede ma qualcosa che gli si presenta→ non è lui che vede ma qualcosa che si impone alla sua vista, è qualcosa di molto più forte e imponente, l’apparizione fa un cambio radicale. Qualcosa di forte appare e attira l’attenzione ed è in grado di suscitate delle reazioni particolari.
Qui l’apparizione fa cambiare il registro: diventa più affettivo e rimanda all’interiorità dell’autore. Si descrive una passione amorosa forte: quando lui vedeva l’amata tremava (reazione di fronte alla vista: termine stilnovistico). Anche se Dante ha superato lo Stilnovo, recupera questa poetica, poi ci sono altri termini che rimandano al Nuovo Testamento o alle lettere di San Paolo. “La potenza dell’amore”: termine di un certo rilievo e di tipo filosofico. L’amore, visto fin dall’inizio, ha in questo caso un significato che rimanda a se (non è più generico), al suo spirito.
Verso 40: prima sente qualcosa che si muove dentro e poi alla vista lo percosse: qualcosa che lo trafigge, che lo colpisce e rimanda anche allo stilnovo. L’apparizione della bellezza della donna che fa innamorare il soggetto è vissuto come qualcosa che si inserisce dentro il soggetto e diventa qualcosa di dominante. Ma percuotere indica anche una ferita: l’amore può dare felicità ma anche sofferenza, ma è inarrestabile e inesorabile, e chi si trova in questa esperienza cambia la propria vita.
Verso 43: Dante si volge per Virgilio per dirgli la sua visione e poi si ha una similitudine: come se il figlio si volgesse verso il padre.
C’è un riferimento al sangue, oltre che al tremare: ciò che permette di vivere all’uomo e nei momenti agitati può avere un’accelerazione e portano il soggetto a non dominare più se stesso. Dante riconosce “i segni dell’antica fiamma”: omaggio ai poeti dello stilnovo. E’ grazie alla poesia provenzale che queste metafore erano state legate all’amore.
Dante si accorge che Virgilio è scomparso, e Dante si vede improvvisamente abbandonato. E’ singolare il fatto che non ci sia un addio, la scomparsa di Virgilio è improvvisa. In questi passaggi Virgilio non è da solo (c’era Stazio) e poi è costretto a ritornare nel Limbo e Dante ne piange (qualcosa di autentico). Dall’altra parte Stazio deve salire al Paradiso e quindi abbandona anche egli Dante. Quindi è tutto incentrato sulla singolarità di Dante che sta per essere sottoposto ad un processo che Virgilio non gli aveva raccontato.
Beatrice invoca “Dante”: prima di qui non aveva mai parlato, neanche nella Vita Nova. Nel secondo canto dell’Inferno Beatrice parla tramite il racconto di Virgilio, ed è una novità che la donna amata dal poeta si rivolga a lui senza che lui gli abbia detto niente. In questo complesso di emozioni si aggiunge l’appello diretto della donna nei confronti del soggetto maschile: a noi non sembra una novità, in realtà per quel tempo lo era. Sono dichiarati, oltre al pianto, degli oggetti che feriscono. Per quanto riguarda il pianto può essere di vario tipo. Qui il pianto è un imperativo che Beatrice lancia nei confronti di Dante: lui piange perchè ha senso di abbandono, ma in realtà è un pianto perchè ha sbagliato. Beatrice non è la donna amata ma un personaggio severo (diventa un ammiraglio). Si può comporre un’opera che ha come soggetto principale se stesso? I retori dicevano di no, ma Dante lo fa.
C’è un fiume che separa Dante e Beatrice, e da qui inizia un discorso accusatorio da parte di bea che accusa Dante di aver perso la retta via. Di fronte all’accusa Dante china la testa e si specchia nell’acqua e quindi riconosce le sue colpe. Poi intervengono gli angeli che cantano un salmo per la compassione per coloro che hanno sbagliato. Poi riprende il discorso al verso 103: gli angeli non possono capire quello che è accaduto, ma quello che deve capire è Dante, che prima di attraversare il fiume ed essere accolto deve fare un rituale→ colpa e dolori devono essere uguali, il pentimento deve essere uguale alla colpa commessa. C’è un ritorno al passato da parte di Beatrice: quando Dante è nato (verso 112) è stato dotato di potenzialità che avrebbe potuto condurlo a una vita di alto valore. Nel verso 121: quando Beatrice era giovane ed era in vita sosteneva Dante con il suo volto, cioè la sua bellezza fisica e spirituale (quello che si poteva vedere che arrivava direttamente al cuore), e con i suoi occhi (comunicazione visiva: stilnovismo). Quando Beatrice morì Dante si toglie da lei: accusa di tradimento→ il rapporto descritto nella Vita Nova è assoluto. Nella Vita Nova c’è un equivoco quando Beatrice pensa che Dante sia interessato ad un altra donna, allora lei gli toglie il saluto, allora Dante canta di lei in altro modo. Quando muore Dante promette che scriverà un’opera degna di lei (c’era già un progetto di Commedia). L’accusa è grave, perchè lei era diventata ancora più bella e Dante si allontana da lei e anche dalla retta via, allora Beatrice è scesa nel limbo per chiedere a Virgilio di aiutare Dante. Dante scrive che Beatrice si commuove (non è possibile che Beatrice, che è una santa, si commuova)→ riferimento doppio, da un alto è concretamente una storia di amore e quindi un elemento terrestre(quando la donna vede il soggetto di cui è innamorata può pregare e piangere) e dall’altra parte c’è un riferimento a una modalità della letteratura del tempo: rappresentazione del rapporto amoroso che implica sospiri e pianti. Siccome Dante ha tradito Beatrice ora deve avere un pentimento, una consapevolezza del soggetto e quindi una confessione a qualcuno (dichiarazione orale), e dopo la penitenza (lacrime).

Analisi canti 30 e 31 del Purgatorio di Dante (Divina commedia)
Canto 31 del purgatorio analisi→ Il soggetto non è del tutto passivo: il comportamento di Dante è da inquadrare in una situazione gerarchicamente definita perchè è molto più sotto di Beatrice. Dante è confuso e non sa nemmeno rispondere perchè è impreparato ad un attacco così violento. Beatrice gli chiede “Che pense?” (glielo aveva già chiesto Virgilio dopo aver sentito parlare del sentimento d’amore tra Paolo e Francesca)→ ripresa indagatoria, perchè Beatrice vuole entrare nell’interiorità di Dante e vuole che lui parli. Quando passerà nel fiume dimenticherà tutte le cose cattive e quindi tutti si deve svolgere prima. C’è qualcosa che inizia a smuovere il soggetto e finalmente piange, al verso 19. Il tutto termina, ancora una volta, nella parola: dice un si ma non da una risposta. Queste lacrime e sospiri sono positivi.
La risposta di Dante, dopo una nuova accusa di Beatrice, al verso 31: prima di parlare c’è una terzina significativa che mostra il pianto, la difficoltà delle parole che devono essere tirati fuori (come Ulisse), poi quello che dice è serio→ accusa Beatrice di essere morta e quindi gli è stata sottratta, se il viso era quello che serviva, quello gli è venuto a mancare e quindi a questo punto le cose presenti lo hanno distolto. E’ un’accusa contro la morte, l’imprevedibilità dell’esistenza. Nella presenza umana ci sono degli avvenimenti anomali che possono gettare il soggetto nel dolore e che lo lasciano disorientato. C’è una confessione di fragilità del soggetto umano. E’ detto in termini rispettosi ma la necessità di vivere nel presente e il presente che può presentarsi come falso porta il soggetto a seguire una via sbagliata. C’è un legame tra il vivere nel presente e le immagini false che ci possono circondare. Bisogna essere in grado distinguere le immagini false da quelle vere.

C’è la volontà dello scrittore sia di autocelebrarsi e anche la necessità di parlare della debolezza umana, che è il motivo di partenza dell’uomo perchè lo scrittore ha avuto una fase di perdita dei punti di riferimento: amore per Beatrice che ha avuto un’evoluzione e la sua rappresentazione deve evolversi. Il fatto che Beatrice parli ha significati importanti: rilievo dato al personaggio femminile che diventa attore (se noi poniamo la donna su un gradino alto è un discorso, ma un altro orizzonte si apre se concediamo alla donna il potere della parola).
Questo apre le porte a quello che si avrà dopo e all’importanza della figura femminile, come nel Decameron di Boccaccio. Qui Beatrice parla come una beata a cui è stato affidato il compito di guidare Dante nella parte conclusiva del suo viaggio. Prima ha avuto un uomo che era la ragione e ora una donna che è la teologia. Le accuse di Beatrice riprendono e sembrano diventare concrete nel verso 58. Sembra banale il fatto che il rimprovero di Beatrice sia per un tradimento amoroso, ma piuttosto per un tradimento letterario, intellettuale e filosofico. Uno dei problemi che abbiamo con Dante è il fatto che noi non sappiamo quale è stata la sua Biblioteca, non sappiamo cosa ha letto veramente, perchè in esilio non si poteva portare i propri libri. Un altro problema è il fatto che Dante partecipava pienamente alla vita culturale di Firenze che in quel momento era un centro cruciale in cui potevano arrivare personaggi importanti da altre città i quali si occupavano di filosofia e avevano ognuno idee diverse. Tutto questo patrimonio non comporta per Dante un distacco dall’ortodossia: una cosa è attaccare i papi, i cardinali, o il potere personale, dall’altra parte c’è la dottrina e Dante è un ortodosso, che accetta i dogmi fondamentali e anche perchè nelle scelte che non fanno parte di atto di fede assume degli atteggiamenti che sono collegati ai grandi intellettuali filosofi che sono Alberto Magno e San Tommaso. Le citazioni di questi due personaggi sono la maggioranza rispetto ad altri filosofi. Cita anche filosofi non ortodossi che avevano visto le loro tesi condannate. Dante capisce che la cultura è qualcosa in movimento e deve essere inevitabilmente in dialogo e che può diventare un conflitto. Ciò che viene salvato è un dogma e il resto è oggetto di un approfondimento culturale di coloro che studiano. Di qui la necessità di questa drammatizzazione che stiamo vedendo in questi canti che è qualcosa di singolare, perchè passiamo da due personaggi che appartengono alla Vita Nuova che vengono ripresi e trattati in maniera completamente diversa, con la consapevolezza di avere commesso degli errori ad esempio: al verso 64 c’è un riferimento al termine figlio che Dante adotta per se, sia con Virgilio che con Beatrice. Il riferimento alla barba fatto da Beatrice significa che si può adottare questa metafora ma lui non è più un bambino, è nel mezzo della sua vita, e quindi ora deve essere consapevole degli errori che ha commesso (barba: persone intellettuali e filosofi). Il personaggio arriva il momento del pentimento (verso 85): qui abbiamo delle questioni teologiche perchè bisogna riconosce non di aver fatto male, ma che avendolo fatto il soggetto si distoglie dal vero amore (succede una versio che è la tentazione che può avere il soggetto di non occuparsi di ciò che veramente conta). Momento di coerenza di mantenere i suoi fini: progetto culturale e letterario che non deve essere tentato da alto, ma bisogna tenere il timone dritto per raggiungere uno scopo. Questa è una posizione isolata nel suo tempo: Dante come persona colta si accorge di una frammentazione della cultura perchè il pubblico sta allargandosi, c’è una cultura che è tipica dalle cene raffinate dei cenacoli ma c’è anche, grazie al ceto dei mercanti, una cultura non così raffinata, ma di intrattenimento (che coinvolge anche Francesca) e contro questa cultura propone il suo poema. Dante rimane una sorta di padre nobile della letteratura per secoli, ma non viene mai utilizzato come modello. Solo molto tardi, nell’800, è Foscolo che rimette in gioco Dante per molte ragioni e a far si che Dante diventi una lettura scolastica. Finché stiamo nell’Inferno e nel Purgatorio è facile attualizzare Dante, ma questo cambia con il Paradiso: operazione letteraria che è il risultato di convergenza di filoni diversi che ci sono lontani perchè la letteratura non la usa più. Quando il fiume è passato lui viene immerso e qui si dimentica del peccato e deve essere purificato (verso 133). Si indica Dante come fedele di Beatrice: qui non è solo amor cortese, ma una profonda risonanza intellettuale, che ha fatto un lungo percorso (anche spirituale e intellettuale). Qui Beatrice deve far vedere la bocca e il sorriso che non è il sorriso dell’amante, ma quello spirituale perchè il protagonista deve essere premiato ed entrare in un nuovo cerchio che è quello del Paradiso. Il canto si chiude con una domanda ed è importante per capire quello che ci attende: una poesia non facile. Inizia un tema: dell’ineffabilità.

   
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