Amedeo Modigliani – Nudo Rosso – 1917 –

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Amedeo Modigliani nel 1919
Amedeo Modigliani nel 1919

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“Nudo Rosso” o “Nudo Disteso”, iniziato nel 1917 e finito l’anno dopo, è uno dei quadri più intensi e conosciuti di Amedeo Modigliani, è stato probabilmente dipinto a Nizza dove l’artista soggiornò per qualche anno insieme alla conturbante compagna Jeanne Hébuterne, la pittrice-modella che forse fu ispiratrice di quest’opera e gran parte della sua produzione.
La ricerca artistica di Modigliani si scontra e si confronta con i nomi più importanti del tempo, se ne trova testimonianza nelle sue opere: Lega, Fattori nella natia Livorno, da cui apprese le prime nozioni sulla pittoricità dei soggetti e lo stile macchiaiolo, poi a Parigi Brancusi e Picasso dei quali condivise l’interesse per la plasticità della scultura africana, Chaim Soutin, Maurice Utrillo che oltre ad un interesse artistico ne condivisero per anni l’esistenza.
L’attenzione per le forme tipica dello scultore, passione che col tempo Modigliani abbandonò, risalta nitida nei dipinti, soprattutto nei volti che spaccati da nasi decisi e sopracciglia nette, ne rivelano i volumi, attingendo a quella nuova scuola di pensiero che si ispirava alle sculture delle maschere africane, dalla quale come Picasso viene affascinato.

Nascono così quei volti che lo caratterizzano, unione di una linea decisa con una felice leggerezza di passaggi tonali delle carni, un contrasto che Modigliani mantiene e accentua anche nei corpi, leggeri e rilassati, solcati da linee potenti, ne dividono le cosce, esaltando i pubi, amplificano l’attaccatura dei seni e delle ascelle.
L’insieme è fortemente sensuale, il soggetto del dipinto si offre con gli occhi socchiusi, indifeso, le labbra carnose e provocanti, le braccia aperte a sottolineare la vulnerabilità e rilassatezza dell’attesa.
Ad esaltare l’opera nel suo complesso, contribuisce una scelta di colori accesi: predomina il rosso, le terre, l’ arancio, il rosa delle carni. Lo sfondo del quadro è accennato, ininfluente, un supporto emotivo al soggetto in cui non è importante il dettaglio ma il colore: un rosso drammatico e una macchia scura, un contrasto d’azzurro, quell’azzurro che spesso ritroviamo nei suoi lavori come sfondo o a riempire completamente gli occhi dei personaggi, trasportandoli in una dimensione non convenzionale, rendendoli più che umani, idoli.
Al di là della posa, la principale attrattiva del dipinto è comunque la capacità di rappresentare i delicati incarnati con una sensibilità cromatica determinante ed il contrasto che Modigliani ne ottiene delimitando la figura con quella linea scura, decisa, che molto piaceva anche ad artisti come Toulouse Lautrec, grande stimatore dell’antica pittura giapponese da cui ne riprese l’uso. Il pittore francese fu uno dei primi artisti ad affidarvisi, come fece Egon Schiele che la rese soggetto principale dei suoi lavori.
Modigliani si colloca agli inizi del ‘900, in un panorama pittorico contemporaneo ricco di nuovi stili ed esperienze artistiche effervescenti che sapientemente riesce ad amalgamare e far confluire nella sua pittura senza lasciarsene imbrigliare, si ritagliarsi un suo spazio, uno stile proprio, sensuale, onirico, inconfondibile.

– Di Michele Maioli

   
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