Alessandro Magno: frasi e le citazioni più famose

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L’impero di Alessandro Magno in una cartina

Qui puoi trovare tutte le citazioni e le frasi di Alessandro Magno, il celebre condottiero macedone. Di sotto abbiamo raccolto in un elenco tutte le principali citazioni; per aggiungere una frase scrivi un commento e possibilmente segnala la fonte (ad esempio Plutarco o altri storici).

Frasi e citazioni di Alessandro Magno

  • Mio padre vuol fare tutto lui, e a noi altri non lascerà nulla d’importante da compiere!
  • Nulla è impossibile per colui che osa.
  • Per parte mia, te lo assicuro, preferirei piuttosto eccellere nella conoscenza di ciò che è eccellente, che nella misura del mio potere e del mio dominio
  • Non sai che il fine e l’oggetto della conquista è di evitare di fare la stessa cosa del conquistato? (fonte: citato in Vite di Plutarco, VII, “Demostene e Cicerone, Alessandro e Cesare” (40.2), come tradotto da Bernadotte Perrin)
  • A mio padre devo la vita, al mio maestro una vita che vale la pena essere vissuta.
  • Che cavallo eccellente perdono, per mancanza di indirizzo e audacia di gestirlo! … Potrei gestire questo cavallo meglio di altri.
  • O giovane fortunato, che hai trovato in Omero il cantore della tua gloria! (pronunciate di fronte alla tomba di Achille) [Questa frase di Alessandro Magno non è verificata]
  • Guardate! Non riesce a reggersi in piedi e vuole raggiungere il cuore dell’Asia! [Poco dopo che il padre, ubriaco, nel tentativo di avventarsi su di lui, perde l’equilibrio e cade al suolo.]
  • Non rubo le vittorie
  • Le ombre sacre dei morti, non sono da incolpare per il tuo destino crudele e amaro, ma la maledetta rivalità che ha portato le nazioni. i fratelli e le sorelle a combattere l’un l’altro. Non sono felice di questa vittoria di me. Al contrario, sarei felice, fratelli, se avessi tutti voi in piedi accanto a me, quando siamo uniti dalla stessa lingua, dallo stesso sangue e dalle stesse visioni. (Rivolgendosi ai morti Helleni (l’ateniese e ai greci) della battaglia di Cheronea, come citato in Historiae Alexandri Magni di Quinto Curzio Rufus)
  • Ricorda che dalle azioni del singolo dipende il destino di tutti.
  • Un sepolcro ora basta per colui al quale il mondo non era abbastanza.
  • Io non ho paura di un esercito di leoni, se sono condotti da una pecora. Io temo un esercito di pecore, se sono condotte da un leone.
  • Il sesso e il sonno mi ricordano che sono mortale.
  • Se non fossi Alessandro, avrei voluto essere Diogene.
  • Lo farei se fossi Parmenione; ma io sono Alessandro, e come il cielo non contiene due soli l’Asia non conterrà due re. [In risposta al generale Parmenione che gli chiedeva di accettare l’offerta di pace di Dario III.]
  • Tutto quello che ho udito di Marakanda (Samarcanda) è vero, tranne il fatto che è più bella di quanto immaginassi.
  • Muoio grazie all’aiuto di troppi dottori.
  • Vedete? È sangue umano! Umano! Non divino! [poco dopo essere stato colpito da una freccia]
Alessandro Magno dipinto da Tom Lovell (1909 – 1997)

Citazioni su Alessandro Magno

  • Alessandro e Cesare combattevano per i propri fini, ma così facendo strinsero una cintura di civiltà intorno alla Terra. (Jerome K. Jerome)
  • Alessandro sconciò la fama delle sue prodezze con la volgarità dei suoi furori, e smentì i trionfi tante volte acquistati con l’avvilirsi dinanzi alle più basse passioni. Gli servì a poco aver conquistato un mondo, se perdette il patrimonio di un principe, che è la reputazione. (Baltasar Gracián)
  • Di questo principe greco e barbaro, occidentale e orientale, chiaro e misterioso, benigno e crudele; sicuramente per metà pazzo e non soltanto agli occhi del suo maestro Aristotele; prodigo di umanità e creatore di popoli, capace di trascinare le sue truppe per modo di un’orgia militare senza oggetto né termine definito, come per il gusto delle emozioni meravigliose, attraverso insospettate regioni; che inventò con le sue catapulte da assedio la spaventosa tecnica delle preparazioni di artiglieria e che piangeva poi di orrore di fronte ai suoi massacri, si è potuto dire con ragione che apparteneva alla famiglia di
  • Napoleone e a quella di Amleto. (Alfonso Reyes)
  • E quando Alessandro vide l’ampiezza dei suoi domini pianse, perché non c’erano più mondi da conquistare. (Trappola di cristallo)
  • Intraprese molte guerre, si impadronì di fortezze e uccise i re della terra; arrivò sino ai confini della terra e raccolse le spoglie di molti popoli. La terra si ridusse al silenzio davanti a lui; il suo cuore si esaltò e
  • si gonfiò di orgoglio. (Libri dei Maccabei)
  • L’Iliade fu sempre il poema de’ valorosi. Sono ancor celebri le generose lagrime d’Alessandro sulla tomba di Achille; ed è pure fra gli uomini divulgato che quel grande conquistatore solea chiamare l’Iliade il viatico delle sue spedizioni. (Vincenzo Monti)
  • Molti storici occidentali hanno cercato di attribuire a questo generale macedone un piano per la creazione di uno stato ed una civiltà mondiali, ma si tratta di un’opinione che più di costituire un fatto storicamente provato, rappresenta l’ennesimo tentativo di glorificare il ruolo storico della cultura greca di cui l’occhio si considera l’erede naturale. Una conseguenza di questo settarismo prevenuto e tendenzioso è data dalla falsa interpretazione dell’incontro fra Grecia ed Iran. Si tratta di un tipico caso di colonialismo culturale. (Mohammad Reza Pahlavi)
Alessandro Magno con Efestione dipinto da Charles Le Brun

Citazioni su Alessandro Magno di Valerio Massimo Manfredi

  • Il figlio al quale darai la luce risplenderà di un’energia meravigliosa, ma come le fiamme che ardono di luce più intensa e consumano più in fretta l’olio che le alimenta, la sua anima potrebbe bruciare il petto che la racchiude. (Sacerdote dell’oracolo di Delfi a Olympias)
  • Conserva questo segreto nel cuore finché non verrà il momento in cui la natura di tuo figlio si manifesterà appieno. Allora sii pronta a tutto, anche a perderlo, perché qualunque cosa tu faccia non riuscirai a impedire che si compia il suo destino, che la sua fama si estenda fino ai confini del mondo. (Sacerdote dell’oracolo di Delfi a Olympias)
  • Essere greco, Alessandro, è l’unico modo di vivere degno di un essere umano. (Aristotele)
  • Non è lui. Non è Alessandro. Lisippo sta modellando il giovane dio che ha gli occhi, le labbra, il naso, i capelli di Alessandro, ma che è altro, è di più e di meno allo stesso tempo. (Aristotele)
  • Tu non sarai mai né greco né macedone. Sarai soltanto Alessandro. (Aristotele)
  • È destino dell’uomo sopportare ferite e malattie e dolori e morte prima di sprofondare nel nulla. Ma agire con onore ed essere clemente ogni volta che è possibile è nella sua facoltà e nella sua scelta. Questa è l’unica dignità che gli è concessa da quando è messo al mondo, l’unica luce prima delle tenebre di una notte senza fine. (Alessandro)

Citazioni su Alessandro Magno di Diogene Laerzio

  • A chi riteneva beato Callistene perché godeva della sontuosa magnificenza di Alessandro, [Diogene di Sinope] replicò: «È certo infelice, perché fa la colazione e il pranzo quando fa comodo ad Alessandro».
  • Alessandro incontratosi con lui gli domandò: «Non hai paura di me?» E Diogene a sua volta: «Che cosa sei? Un bene o un male?» Alessandro: «Un bene». Diogene: «Chi mai dunque ha paura del bene?»
  • Mentre una volta prendeva il sole nel Craneo, Alessandro sopraggiunto disse: «Chiedimi quel che vuoi». E Diogene, di rimando: «Lasciami il mio sole».
  • Si narra anche che Alessandro abbia detto che se non fosse nato Alessandro, avrebbe voluto nascere Diogene.

Chi era Alessandro Magno?

Re di Macedonia (356-323 a. C). «Mio padre non mi lascerà più nulla da fare!» così si dice abbia esclamato il giovine Alessandro alla notizia di una grande vittoria riportata da suo padre Filippo II, re di Macedonia, sui Greci. Ma in verità, il pericolo era iperbolico, che se re Filippo si era fatto padrone di quasi tutti gli staterelli greci, rimaneva, libero campo alle iniziative di un geniale soldato e di uno statista dalle larghe vedute e dalla sfrenata ambizione, tutto il mondo civilizzato. Durante i tredici anni del suo regno (336-323 a. C.) Alessandro riuscì a incidere con caratteri indistruttibili il suo nome nelle tavole della storia di quattro civiltà: la greca, la semitica, l’egizia e l’iranica e si collocò, per primo, al posto di quei pochissimi, che, come Cesare, Carlo Magno e Napoleone, hanno dato una piega decisiva alla corrente della storia umana. Nato a Pella, capitale della Macedonia, nel 356 a. C, ricevette una istruzione assai accurata dal più grande filosofo di quel tempo, Aristotele (v.) il quale gli fece percorrere tutto il ciclo delle scienze di quel tempo ed esercitò su di lui una grande influenza. Aveva solamente 16 anni quando dovette assumere il governo del paese in assenza del padre. Due anni più tardi egli ebbe a mostrare il più grande coraggio alla battaglia di Cheronea (338 a. C), nella quale le forze dei Greci, coalizzate contro i Macedoni, furono schiacciate. In quella occasione il padre abbracciandolo gli disse : « Figlio mio, cercati un altro regno, perché quello che io ti posso lasciare è troppo piccolo per te!». Filippo morì assassinato nel 336. Alessandro non aveva che vent’anni: ma si sentiva ben preparato a compiere tutte le conquiste iniziate dal padre. Per assicurare alla Macedonia la supremazia sugli Stati greci, il giovane Re cominciò col farsi nominare stratega generale degli Elleni nell’assemblea tenuta a Corinto. Indi, fatte alcune spedizioni contro i barbari irrequieti situati al nord della Macedonia, Seti ed Illirici, reprime una rivolta dei Greci insorti alla falsa notizia della sua morte.

Presa d’assalto Tebe, per incutere il terrore fra i suoi nemici, fa radere al suolo la città: ma eccettua la casa di Pindaro e risparmia Atene culla dell’arte e della cultura ellenica : e ciò per far sentire quanto alto è in lui il rispetto all’arte ed alla poesia. Con la Grecia ai suoi piedi, Alessandro è libero di realizzare il sogno della incredibile conquista dell’Impero persiano, per estensione e per popolazione grande cinquanta volte almeno la vecchia Eliade. Da secoli, con le ripetute spedizioni varcanti l’Ellesponto e con le flotte dominanti l’Egeo, i Re persiani avevano minacciato la civiltà greca. Il pericolo della dominazione persiana consisteva nel possibile stroncamento delle libere energie occidentali rappresentate mirabilmente dalla genialità ellenica e nel ritorno del mondo europeo al semibarbarismo orientale, col contorno delle sue superstizioni, del suo fanatismo e del suo fatalismo. La missione di Alessandro fu, prima, di liberare le città greche dell’Asia Minore costituenti un buon terzo del mondo greco d’allora : poi, di liberare tutto il Mediterraneo da ogni influenza persiana: e final- mente, di schiacciare la Persia stessa in modo da impedirle per secoli di seriamente minacciare ancora l’Europa. Coll’estendere la civiltà e la cultura ellenica al di là delle coste del Mediterraneo e col portarla nell’interno dell’Asia, il Macedone, senza saperlo, apriva la strada che doveva, tre secoli più tardi, essere percorsa dal Cristianesimo nascente. Attraversato l’Ellesponto, Alessandro invade l’Asia Minore nel 334 con appena 30.000 uomini e 7.000 cavalli. Dopo aver nella Troade offerto sacrifici ai mani di Priamo e di Achille, si avanzò fino al Gra-nico, dove in un combattimento sanguinoso sbaragliò un primo esercito persiano. Questa vittoria lo rende padrone dell’attuale Anatolia : ed egli, per assicurarsi le libere comunicazioni con la Macedonia ed impedire che i Persiani, alla lor volta, tentino, per contrattacco, una spedizione in Grecia, prosegue lungo la costa liberando le città greche.

Passato l’inverno in Caria, riprende la sua marcia. Un oracolo aveva predetto che, chi avesse sciolto il nodo meravigliosamente intricato con cui era legato un carro nel tempio di Gordio, avrebbe ottenuto l’impero del mondo. Il grande Macedone non perde tempo: condotto davanti al nodo gordiano, che aveva stancati i tentativi di tutti i conquistatori passati, con un sol colpo di spada scioglie il problema: tagliandolo. Simbolo questo del metodo che, a preferenza degli intrighi e delle trattative, vorrà seguire nel risolvere le difficoltà che via via gli si presenteranno innanzi. Superato il Tauro ed il Tarso egli si scontra coll’eser-cito di Dario III nella pianura di Isso. Anche qui la formidabile, compatta falange macedone ebbe subito ragione delle numerose, ma disordinate schiere persiane. Il campo del Re nemico, la sua tenda, la famiglia caddero in mano del vincitore: Dario a stento potè fuggire. Ai tentativi di pace ed all’offerta di esser lasciato padrone di tutta l’Asia al di qua dell’Eufrate, Alessandro risponde continuando le sue marce vittoriose. Penetra in Siria, dove con assedii di sette mesi si impadronisce di Tiro e di Gaza. Dopo avere, secondo che narrano gli ebrei, sacrificato a Iehova in Gerusalemme, raggiunse l’Egitto avanzandosi nel deserto libico fino all’oasi d’Ammone; colà, secondo gli storici greci, il sacerdote di Giove Ammonio lo proclama figlio del dio. Fonda la più celebre delle 70 città che si dicono create da lui : Alessandria, all’estremità occidentale del delta del Nilo, sul limitare del deserto, ma in riva al Mediterraneo in una delle più felici posizioni: destinata così a diventare in breve tempo la metropoli dell’Egitto (v. Alessandria). Assicuratosi l’affetto degli Egiziani col suo spirito di tolleranza e col rispetto alle credenze popolari, avendo tutto il mondo mediterraneo in pugno, Alessandro può ora rivolgere i suoi passi verso l’Oriente e giungere al cuore della Persia. Nella primavera del 331 arriva al Tigri ed all’Eufrate e nella battaglia d’Arbela ha ragione facilmente delle improvvisate truppe persiane e tutta •l’Asia è in balìa del vincitore macedone. Dario inseguito senza tregua attraverso la Media e la Battriana fu assassinato da un suo generale: con lui finiva la dinastia degli Achemenidi ed il primo Impero persiano. Alessandro entrò da trionfatore in Babilonia, in Susa, in Persepoli, la capitale della Persia, in Ecbatana, senza tuttavia interrompere le sue spedizioni vittoriose all’Est ed al Nord contro gli Sciti ed altre popolazioni barbare. Instancabile, forma il piano di conquistare l’India, ed essendo pervenuto all’estremità orientale dell’altipiano dell’Iran, penetra, forse primo degli europei, nella valle dell’Indo, dove riporta vittoria sulle truppe di re Poro.

Ma, quando sta per scendere nella valle del Gange, i suoi soldati, stanchi di oltre otto anni di guerre ininterrotte, si rifiutano di proseguire più oltre ed egli è costretto a ripiegare sui propri passi. Di ritorno a Babilonia, Alessandro riceve gli ambasciatori da ogni parte del mondo allora conosciuto, che gli offrono omaggi, nel mentre le popolazioni soggette ed i soliti adulatori lo proclamano e lo onorano come il discendente d’un dio. La vanità e l’orgoglio annebbiano certamente le migliori doti della sua intelligenza, e egli così fa mettere a morte Parmenione e l’amico Olito che aveva riso della pretesa divinità del soldato macedone; e commette altre crudeltà degne di un re barbaro. Così anche in lui si verificava il fatto, che già altra volta s’incontrerà nella storia, di popoli vinti i quali, coi loro costumi, con la loro civiltà o barbarie, alla lor volta conquistano il vincitore. Mentre in Babilonia stava studiando il piano di nuove conquiste ed esplorazioni e faceva grandi preparativi, una febbre violenta, forse provocata dalle sue orgie e dalla ubriachezza, lo uccideva nel giugno del 323, senza che egli avesse avuto tempo di coronare l’opera capitale della sua vita: la fusione degli Asiatici e dei Greci. L’opera di Alessandro non fu soltanto quella di un conquistatore, ma anche di esploratore. Egli volle che Nearco di ritorno dall’India esplorasse con la flotta il litorale dell’Oceano Indiano: già presso la foce dell’Indo aveva ammirato per la prima volta il fenomeno della marea sconosciuto fino allora ai Greci, rivieraschi d’un mare interno. Egli guidò poi l’esercito di terra attraverso l’Iran, la Gedrosia, la Caramania. Conseguenza delle sue imprese furono un grande sviluppo del commercio e della navigazione, un notevole progresso nelle scienze, nella tecnica e nell’industria, un aumento generale di ricchezza dovuta alla quantità, mai fino allora vista, di oro ed argento. Infine una visione più vasta del mondo e delle sue risorse. Le narrazioni che di lui lasciarono gli antichi, come Arriano, Plutarco, Giustino, Quinto Curzio, ecc., ce lo fanno ricordare quale uno dei genii più prodigiosi dell’umanità.

   
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