Adone: significato e informazioni sulla divinità mitologica

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Adone è una celebre figura mitologica di origine fenicia venerato soprattutto a Biblo come dio Hay Tau ,identificato anche con Osiride ,dio egiziano della vegetazione. Adone non è che la forma ellenizzata del nome comune fenicio “adon”=”signore”.
La storia sacra orientale(fenicia-ugaritica ed egiziana)si umanizza : non sarà la dea ad uccidere il figlio frutto di incesto ma un cinghiale.
Il mito è travisato nel racconto di Paniassis , scrittore greco del secolo V a.C.
Giovane bellissimo nato dall’amore incestuoso di Cinira (o Teante), re di Cipro con sua figlia Mirra(o Smirne).

Sulla figura mitologica di Adone come dio o dea si pronuncia anche Macrobio, nei Saturnalia.

Non si dubiterà che Adone sia anche il sole, una volta studiata la religione degli Assiri, presso i quali un tempo si diffuse una grandissima venerazione per Venere Aphacitide ed Adone, venerazione che ora tengono i Fenici. Infatti i fisici della terra onorarono col nome di Venere l’emisfero settentrionale, di cui abitiamo una parte, invece quello meridionale lo chiamarono Proserpina. Quindi presso sia gli Assiri sia i Fenici la dea viene rappresentata mentre piange, poiché il sole, proseguendo durante il cammino annuale attraverso la serie delle dodici costellazioni, entra anche nella parte meridionale dell’emisfero meridionale, poiché fra i dodici segni dello zodiaco se ne distinguono sei in quello settentrionale, sei in quello meridionale. E quando si trova in quelli meridionali, e perciò il giorno si fa più breve, si crede che la dea pianga, proprio come se si sia perso il sole, per un rapimento, a causa della fine della stagione, e fosse stato trattenuto da Proserpina, che noi abbiamo detto essere il nume del mondo meridionale e degli antipodi. E vogliono che si creda che Adone sia ritornato indietro da Venere, una volta sconfitti i segni della serie meridionale, inizia ad illuminare l’emisfero del nostro mondo con l’aumento della luce e dei giorni. Invece raccontano che Adone sia stato ucciso da un cinghiale, immaginando che il simbolo dell’inverno risieda in questo animale, poiché il cinghiale ispido e feroce gode dei luoghi umidi, fangosi e pieni di brina, e si nutre della castagna, frutto invernale. Quindi è come se l’inverno sia una ferita del sole, che ci sottrae anche la sua luce ed il suo calore, poiché a coloro che sono vivi accadono entrambe le cose con la morte. La statua di questa dea viene raffigurata col capo velato sul monte Libano, con l’espressione triste, sostenendo con la mano sinistra la faccia avvolta nel mantello; si crede che si spargano lacrime alla vista di coloro che la vedono. La quale immagine, oltre a ciò, che abbiamo detto, tipica della dea piangente, è anche tipica della terra invernale, durante la quale stagione, ricoperta dalle nubi e privata del sole, diveta rigida, e le sorgenti, come se fossero gli occhi della terra, si spandono più abbondantemente, ed i campi, privati nel frattempo della sua venerazione, mostrano la sua faccia triste. Ma quando il sole sorge dalle parti meridionali del mondo e raggiunge i limiti dell’equinozio di primavera, col crescere del giorno, allora anche Venere è lieta e bella, i campi verdeggiano delle messi, i prati delle erbe, gli alberi di foglie. Perciò i nostri antenati dedicarono il mese di Aprile a Venere.

   

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