A cosa servono gli amori infelici, un libro di Giliberto Severini

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Un libro triste, che racconta della degenza di un uomo, della sua noia, e del suo bisogno di tirare fuori il passato e riviverlo quando

tutto sembra stia per finire. Prendere appunti sulle sue giornate in ospedale non basta; ha bisogno di avere un interlocutore che lo ascolti, lo capisca, e che gli voglia bene malgrado tutto.

Così il nostro malato, alla vigilia del nuovo secolo, del nuovo millennio, intrappolato in un ospedale in attesa di un intervento, racconta a tre personaggi, che sono stati fondamentali nella sua vita, tutte le verità nascoste, le riflessioni e le osservazioni di un passato celato e che viene rivelato solo quando i rumori di seghetti elettrici arrivano fino a lui dalla sala operatoria.

Queste tre lettere sono intrise di solitudine e di tristezza: tristezza delle occasioni perdute, di essersi accorto dei sentimenti degli altri sempre quando ormai era troppo tardi, e di una stanchezza per la vita, stanchezza di esistere, di resistere. Un uomo ingenuo cresciuto all’ombra di una famiglia protettiva, di addii radiofonici da cui si è ritratto, ritraendosi così da tutti gli addii, e di amori sbagliati e mai ricambiati.
Cosi Severini racconta una storia, la sua o la nostra, che pone, attraverso le riflessioni del protagonista, delle domande a sfondo religioso, etico e morale: stiamo apprezzando appieno la nostra vita?

L’abbiamo vissuta bene senza perdere le occasioni che ci ha offerto?
Una storia che coglie i particolari di una vita passata in solitudine, della quale vorrebbe cambiare tutto, o quasi, cogliendo le occasioni giuste, e imparando da esse per non commettere gli stessi errori; innamoramenti a senso unico, mai corrisposti o mai incominciati, ambigui; riflessioni che si ha avuto paura di rivelare persino al proprio io cosciente; delusioni lavorative per le quali si è sempre dovuto sorridere, perché in fondo non si sarebbe potuto desiderare di meglio; amici carissimi mai più visti e mai più salutati per colpa di un insensato terrore per gli addii.


Un libro scritto per se stessi, più che per altri, che in poche pagine pone ai lettori domande sulla vita non indifferenti in attesa di una risposta che però non arriverà, e che lascia tutti gli interrogativi aperti a validi spunti di riflessione. Libro autorevole, scritto attraverso gli occhi di un uomo saggio per definizione, che si pone tanti interrogativi, e che non smette di cercare di vivere la sua vita al meglio, senza però quasi mai riuscirci, e che riconosce i suoi errori cercando di imparare da essi qualcosa di utile.

   
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